giovedì 22 ottobre 2009

PAGHIAMO NOI LA DACIA AL PREMIER

Mi ha colpito la notizia, e il conseguente clamore, che migliaia di persone si sono riunite in un gruppo del social network Facebook dal titolo “Uccidiamo Berlusconi”.


Io non voglio uccidere Berlusconi e nemmeno vederlo morto: la vita di un uomo, anche se fosse il più malvagio dell’universo e qui ci siamo molto vicini, non mi appartiene e quindi sull’esistenza altrui, come sulla mia, non posso e non voglio decidere e mi batterò perché nemmeno altri lo facciano. Un altro piazzale Loreto non è desiderabile.
Ma desiderare che quest’uomo sia messo nelle condizioni di non fare più del male, questo sì, lo posso esigere o, per lo meno, lo posso sperare.
Intendiamoci, per ora per quanto ne sappiamo non ha ucciso fisicamente e personalmente nessuno ma sulla sua coscienza gravano molti “omicidi morali”.
Le sue televisioni hanno cambiato le coscienze e il modo di rapportarsi delle persone tra loro e hanno introdotto, sia nei giovani che nei vecchi, altre priorità accompagnate da allettanti seni e cosce delle sue showgirl.
Il suo modo di intendere la politica, il “ghe pensi mi!” dell’eletto che diventa il padrone al quale tutto è sottoposto magistratura e stampa comprese, ha imbarbarito il giusto confronto d’idee differenti impedendo così la comune costruzione di una società più civile e quindi più umana; è la politica urlata, la politica delle parole orfana dei fatti (intendo orfana dei fatti per tutti i cittadini italiani mentre i suoi fatti privati hanno trovato fattivo riscontro).
Il suo modo di vivere il privato, che è pubblico per un primo ministro, ha distrutto la vita sociale: è diventato così esempio positivo frequentare prostitute, mentire contro l’evidenza dei fatti, comprare chi gli è contrario, disconoscere i valori fondanti la società ad eccezione del proprio personale godimento.
Questi sono alcuni degli “omicidi morali” che, a mio avviso, non sono meno gravi dell’omicidio vero e proprio.

Io continuo a sperare che quest’uomo sia messo nelle condizioni di non fare più del male (e tutti, democraticamente, dobbiamo contribuire affinché questo avvenga) anzi spero che lui stesso, in un momento di lucidità, decida di porre fine a questo scempio e l’occasione del suo viaggio (dicono privato ma con l’aereo di stato) nella Russia del suo amico ed ex capo del KGB Vladimir Putin potrebbe essere la soluzione: una magnifica dacia sul lago Valdai, circondata da boschi di betulle, accoglierebbe per sempre le stanche, ma non dome, membra dell’ultra settantenne primo ministro italiano (paghiamo noi l’affitto e le escort).





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