sabato 7 novembre 2009

MURO DI BERLINO, 9 NOVEMBRE 1989

È bene ricordarci dell’anniversario, il ventesimo, della caduta del Berliner Mauer per indurre noi e i nostri governanti a ripensare, e ad agire, sui termini libertà e giustizia perché, mi pare, cominciano ad essere beni introvabili.

Diamo prima alcuni dati. La costruzione di questa barriera di separazione tra Berlino Est e Berlino Ovest, alta tre metri e mezzo è iniziata il 13 agosto 1961, voluta dell’allora Presidente della Repubblica Democratica Tedesca Walter Ulbricht assieme al famigerato, e ideatore della stessa, Erich Honecker, segretario generale del partito egemonico della DDR. Durante quegli anni la cortina di ferro, così era chiamata, ha visto oltre 5.000 tentativi di fuga da est verso ovest e due centinaia di persone uccise dai Vopos, un facile tirassegno.
Certamente il muro non indicava solo una separazione forzata dei berlinesi ma rappresentava una separazione del mondo in due blocchi contrapposti, potenti e pericolosi. Dalla seconda metà degli anni ottanta alcuni intellettuali europei, ma specialmente tedeschi, i giovani studenti, gli artisti di strada e non solo, i writer incrementano le manifestazioni e le contestare al governo della DDR fino ad arrivare al 9 novembre 1989.


Vi dico subito che non siamo stati capaci di trarre le giuste conseguenze da quella giornata, che ha cambiato radicalmente il modo di esercitare il potere nel mondo e che ci fece ingenuamente piangere dalla gioia, perché altri muri sono ancora eretti per dividere e per opprimere; ve ne elenco alcuni (fonte Sky.it), di quelli costruiti con mattoni e cemento, anche nelle “civilissime” Europa e Americhe:
Irlanda del Nord - Belfast è divisa da un sistema di 26 muri, barriere di cemento e mattoni, ma anche barriere di lamiera o semplici palizzate o staccionate e tengono divisi i protestanti (Unionisti) dai cattolici (Repubblicani);
Israele-Palestina - iniziato nel 2002, il muro che dovrebbe separare lo stato ebraico dai territori palestinesi, lungo 730 Km e alto circa 8 metri, penetra ben al di là della “Linea Verde” istituita dalle Nazioni Unite nel 1967;
Cipro - l'isola dal 1974 è divisa in due da una "zona cuscinetto" controllata dalle Nazioni Unite; a nord la repubblica di Cipro Nord riconosciuta solo dalla Turchia, Nel restante territorio la repubblica di Cipro entrata recentemente nell’Ue; la capitale stessa, Nicosia, è divisa in due dalla cosiddetta “Linea Verde” composta di fili spinati, guarnigioni militari e in alcuni tratti di vero e proprio muro;
Ceuta-Melilla - le due città-autonome spagnole sono situate nel Nord-Africa, vicino allo stretto di Gibilterra e circondate dal Marocco; nelle due enclavi spagnole sono state erette barriere di filo spinato e palizzate, per impedire ai migranti africani di passare la frontiera ed entrare in Europa pur restando in Africa;
India- Bangladesh - il confine tra i due stati non è diviso da un muro in cemento armato ma da una barriera metallica, sormontata da filo spinato, che corre per ben 4000 chilometri; la barriera che divide i due paesi è pattugliata da guardie: ogni anno per gli incidenti nelle vicinanze, muoiono in media 200 persone;
Kashmir - la regione è divisa fra l'India, il Pakistan e la Cina, ma i confini non sono riconosciuti da nessuna delle tre parti in causa, ognuna delle quali rivendica tutto, o quasi, il territorio da essa non occupato; le maggiori tensioni sono sul confine indo-pakistano; le Nazioni Unite attribuirono all'India 2/3 e al Pakistan 1/3 ma la contesa non si è mai risolta;
Usa-Messico - la frontiera tra i due Paesi è lunga circa tremila chilometri; dal 1994, un tratto lungo 22 Km è diviso da una barriera di acciaio alta 3 metri, con telecamere a infrarossi, sismografi che rilevano il movimento di corpi umani, torri di osservazione, potentissimi riflettori e filo spinato.

Siamo lontani anni luce dalle aspettative di libertà e giustizia che avevamo il 9 novembre 1989: dalla contrapposizione tra due blocchi siamo passati alla sottomissione a un impero che ci detta norme e comportamenti e ci ricompensa o punisce in base alla nostra adesione acritica all’imperatore (Iraq, Iran, Afganistan, Cuba, eccetera).

Tutto ciò non vale solo nei confronti degli Stati Uniti. Possiamo guardare anche a casa nostra, dove stiamo facendo esperienza dell’imperatore (in formato ridotto, ovviamente, ma non meno pericoloso) e dove i muri vengono costruiti alla velocità della luce e giustificati persino con motivazioni sfacciatamente razziste; certo, queste barriere non sono di mattoni ma proprio per questo fanno più male: nord e sud, immigrati e residenti, banche e poveri cristi, cattolici e islamici, ricchi e poveri, eterosessuali e omosessuali, bianchi e neri, istruiti e “cafoni”, eccetera, eccetera.

Parliamone.





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1 commento:

  1. Rimanendo a casa nostra, i muri invece che cadere prolificano, innanzitutto nei nostri cuori. Poi, guardando alla televisione di Berlusconi quegli stronzi di leghisti (non è una brutta parola, ma è perchè più di quello non valgono), radunati assieme in Pianura Padana a venerare il dio Po', mi chiedo se questa è la società in cui fare crescere i nostri figli. Ma abbiamo forse una alternativa??

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