martedì 1 dicembre 2009

CULTO DELLA PERSONALITÀ E LINGUA SPORCA

La notizia non è di quelle che sconvolgono una nazione, ma certamente scombina l’idea che uno si è fatto dell’intelligenza umana.

“Questa mozione vuole essere un riconoscimento non tanto alla mamma di Silvio Berlusconi, ma ad una persona semplice che grazie alla sua dedizione ha concorso a scrivere una pagina della nostra storia recente contribuendo alla decisione del figlio di scendere in campo. Una scelta questa condivisa in 16 anni da milioni di cittadini”.

No, non è stato il poeta (?) e ministro (?) Sandro Bondi e nemmeno lo strisciante (!) Emilio Fede ma uno sconosciuto Marco Siclari, vicecapogruppo PDL al consiglio comunale di Roma e, sempre lì, vicepresidente Commissione Bilancio, e vicepresidente Commissione speciale Politiche Sanitarie: insomma una vita da secondo con la smania di arrivare, se non per meriti e con la testa almeno con la lingua, a essere almeno capogruppo e presidente.
La notizia, poi, apparsa su “Roma Today”, che potrete (se avete coraggio) leggerla qui, ci dice anche che il nostro vice è il primo firmatario, il che vuol dire che ci sono altri, nel consiglio comunale in Campidoglio, al pari suo, ovviamente sempre in riferimento all’intelligenza e alla lingua che credo, pur non avendo verificato di persona, debba essere di color marrone scuro.
Ben inteso, io non ho nulla contro le mamme siano esse di Silvio o di Gianfranco Fini o di Renato Schifani o di Roberto Formigoni o di Rocco Buttiglione o, perfino, dello stesso Renato betulla Farina, anche perché ho la radicata convinzione che le colpe dei figli non debbano ricadere sui genitori. Dall’elenco devo escludere necessariamente, però, le mamme di Umberto Bossi o del crociato Roberto Castelli o di Roberto Maroni o del raffinato Mario Borghezio e di tutti questi pseudo guerrieri figli ideali di Alberto da Giussano non tanto perché ho dell’astio nei loro confronti, poverette, sono sicuramente sante, ma perché loro sono state colpite da più grave disgrazia rispetto le precedenti.
La mia rabbia monta a vista d’occhio: la cortigianeria viscida come quella di Marco Siclari, che equivale al culto della personalità, mi imponevo di pensarla come cosa di altri tempi, giusto durante il regime di Mussolini in Italia o di Stalin in Russia o di Hitler in Germania.

Ma, ripensandoci, non è colpa di Siclari, lui poverino fa quello che il suo protettore gli ha indicato come strada maestra: “adorami, sono Silvio, dio tuo”. E a questo punto un coro, che non c’è dato sapere se sono angeli o vergini bondiane, inizia a cantare sottovoce “Adóro Te devóte …”.

Così ormai è l’Italia, non è più la terra di santi, poeti e navigatori ma è terra di conquista, anzi conquistata e sottomessa da chi, senza scrupoli, antepone sé al bene comune: è proprio un regime dittatoriale.
A noi il compito di resistere.



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1 commento:

  1. Da soli, e' molto difficile resistere. Ma confido nel fatto che il popolo sia piu' "intelligente" di questi arlecchini. Inoltre, quando tutta crolla rimanagono solo i pezzi di pietra, come le erosioni del Gran Canyon.

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